Abilità motorie dell’atleta pattinatore-1

Premessa

Come abbiamo visto nei due articoli “L’elemento fuorviante” e “L’unione fa la forza?” una tecnica istintiva porta alla realizzazione dell’elemento mediante comandi impulsivi.

Abbiamo anche visto che, benché di più semplice realizzazione, essa porta alla quasi inconsapevolezza di ciò che si sta facendo (durante la realizzazione), in quanto i tempi sono troppo ridotti per permettere le convenienti reazioni cognitive.

Con questo articolo inizieremo a capire i meccanismi implicati nell’atto motorio e capiremo perché il comando impulsivo sia così ampiamente utilizzato dagli atleti di tutte le discipline.

Gli articoli saranno numerosi, ma cercheremo di suddividerli e fare  riferimenti a tutti gli altri , in modo da riuscire a rendere comprensibili alcuni concetti, per alcuni versi, abbastanza complicati.

Per adesso ci limiteremo ad indagare sulle varie fasi dell’evoluzione dell’atto motorio per poi metterlo in relazione con lo stato emotivo di repulsione e di apprensione in prossimità di un vero o presunto pericolo ovvero la paura.

Seguendo i nostri articoli capirete il perché di molti dei vostri atteggiamenti verso questo sport.

Ricordiamoci che i problemi, anche i più complicati, possono essere affrontati e spesso risolti una volta identificati.

Il problema più grande da risolvere è….. “il fatto di non sapere di avere un problema da identificare e risolvere”.

Sviluppo, processi evolutivi, cognitivi e psicologici

In questo articolo inizieremo a trattare le conoscenze dell’atto motorio la sua evoluzione, e le implicazioni psicologiche personali e relazionali nei casi di normalità, escludendo i casi di possibile disturbo funzionale.

Dobbiamo pensare che l’attività motoria viene permessa mediante il processamento di informazioni della situazione temporale/spaziale e dalle potenzialità somatiche.

La possibilità di apprendere un dato esercizio sul ghiaccio viene permessa dalla sperimentazione motoria che confronta il desiderio di realizzazione (dell’elemento impartito dall’insegnante) con il relativo risultato.

Le prime esperienze realizzate, con un determinato schema motorio, potranno essere simili nel risultato, ma completamente diverse, anche se ripetute sequenzialmente , per la complessa formulazione delle unità neuromuscolari e delle numerose variabili : accelerazioni, decelerazioni, modifiche dell’ orientamento spaziale, del controllo alla diffusione degli stimoli motori e soprattutto per l’impegno emozionale.

Il nostro cervello ripercorre un percorso simile a quello dell’esperienza vissuta, ma questo può variare a causa della complessità dell’interazione di milioni di sinapsi.

Ma vediamo le fasi dell’evoluzione dell’atto motorio:

Coordinamento

Si definisce coordinazione il primo processo organizzativo dell’atto motorio per un corretto indirizzo spaziale del movimento intenzionale. L’atleta nella fase di apprendimento di quel dato schema motorio lo ripete numerose volte anche nei giorni successivi, fino ad ottenere il risultato ritenuto da lui ottimale in rapporto alle richieste dell’insegnante. In questa fase di apprendimento assume particolare valore l’organizzazione del feed-back informativo sui singoli momenti motori che costituiscono l’atto. All’inizio l’azione è insicura, male organizzata in senso temporo-spaziale, ora con momenti lenti, ora bruschi e con difficoltà direzionale, ma la ripetizione frequente delle prove migliora il risultato e permette l’apprendimento dello schema motorio. Ogni nuovo atto deve essere appreso attraverso l’esercizio ripetuto molte volte.

Ogni attività intenzionale vengono in un primo tempo realizzate con schemi semplici che successivamente verranno modificati per ottenere risultati più vantaggiosi. La modifica per ottenere risposte più favorevoli richiede una maggiore complessità nella programmazione e nell’esecuzione dell’atto per la combinazione funzionale di nuove componenti motorie, per gli adattamenti posturo-cinetici e per gli indispensabili processi inibitori.

Inibizione alla diffusione

I primi atti motori intenzionali si manifestano con una partecipazione somatica globale, dovuta alla presenza di ipertoni più o meno diffusi a parti corporee non impegnate dal comando motorio. Questi ipertoni sono le sincinesie che possono essere di tipo tonico o imitativo, diffuse o limitate ad alcune parti, assiali, prossimali o distali.

Le sincinesie toniche si presentano come ipertoni della durata di 1-2 secondi, a parti assiali o distali, bilaterali o controlaterali al segmento che compie l’atto.

Le sincinesie imitative consistono in movimenti imitativi dell’atto comandato che compaiono nel segmento corporeo controlaterale.

Queste manifestazioni, frutto di una incompleta inibizione alla diffusione, dovranno in seguito scomparire per permettere l’avvio del processo d’integrazione somatica.

Integrazione somatica

La limitazione della diffusione dello stimolo è fondamentale per l’organizzazione di sinergie motorie alle parti somatiche non comandate intenzionalmente; sinergie atte a svolgere funzioni di aiuto per una migliore resa dello schema motorio volontario. Questi schemi di aiuto sono detti sinergismi d’utilità e compaiono nel corso evolutivo man mano che si risolve la limitazione alla diffusione dello stimolo.

A presto……

Dott.ssa Gabriella Benini e  Prof.ssa Carla Munari

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