ANGOLO DI STACCO : “CERCHIAMO DI COMPRENDERE LA SUA IMPORTANZA”

L’angolo di stacco è, per definizione, l’angolo che la tangente, passante per il baricentro del pattinatore nel tratto coincidente alla sua traiettoria, descrive rispetto alla superficie del ghiaccio.

L’angolo di stacco si può calcolare quindi dalle velocità verticale e orizzontale allo stacco.

Tangente dell’Angolo = Velocità orizzontale / Velocità verticale

Come per il moto di un proiettile, il baricentro di un pattinatore, durante un salto, descrive una traiettoria che si chiama parabola.

La traiettoria non può che essere una parabola perché l’unica forza che agisce durante il moto in aria è la gravità, la cosiddetta forza-peso, che, agendo verso il basso, tende a far “cadere” il pattinatore, proprio come se fosse un proiettile.

E’ vero che….

  • Con l’angolo di stacco a 45° , la traiettoria parabolica del salto non avrà la massima altezza ma la massima distanza dal punto di stacco, a parità di “spinta”.
  • Con l’angolo di stacco maggiore di 45° , la traiettoria parabolica del salto avrà un’altezza maggiore ma una minore distanza dal punto di stacco,a parità di “spinta”.
  • Con l’angolo di stacco minore di 45° , la traiettoria parabolica del salto avrà un’altezza minore e una minore distanza dal punto di stacco,  a parità di “spinta”.

Attenzione però, non perdiamo di vista il nostro obbiettivo!

Ciò che si deve ottenere non è la massima lunghezza del salto, ma la massimizzazione del tempo di volo, in funzione della velocità di rotazione del pattinatore.

Infatti, maggiore è il tempo di volo , maggiore sarà il numero delle rotazioni (a parità di velocità angolare) che l’atleta potrà completare in aria.

Ok! Per massimizzare il tempo di volo l’angolo di stacco deve essere necessariamente 45°! Quindi , un errore nell’angolo di stacco, porterà una riduzione della durata del tempo di volo e quindi del numero di “giri” in aria. In alcuni casi però è più conveniente utilizzare angoli di stacco diversi da 45° .

Per esempio, ai principianti convengono angoli di stacco più elevati per minimizzare le cadute (questo perché un angolo di stacco più elevato porta ad angolo di uscita più elevato e quindi più gestibile in quanto con minor velocità di uscita) per poi arrivare all’angolo di stacco ideale, solo dopo aver acquisita la necessaria praticità ad uscire sul filo esterno destro, dissipando l’energia residua scivolando sul ghiaccio all’indietro e permettendo inoltre un’ uscita più fluida, molto apprezzata dai giudici di gara.

Ok! spiegato l’angolo di stacco!

 

Considerazioni sulla sua importanza

Tutto vero quanto si detto , però attenzione …..

Il tempo di volo (massimizzato dall’angolo di stacco a parità di velocità di ingresso) e la velocità angolare, sono solo alcune delle componenti necessarie per ottenere un salto tecnicamente corretto.

Per quanto riguarda l’angolo di stacco, non è importante solo che sia di 45°, ma anche in che modo questi 45° vengono ottenuti!

Per chiarire:

Siamo sicuri che, in un salto come doppio Axel, l’unico modo per creare un angolo di stacco di 45° sia di utilizzare come fattori la velocita orizzontale e la spinta esplosiva verticale generata dalla gamba destra?

E ancora, per quanto riguarda la correttezza del salto dal punto di vista fisico e biomeccanico, il tempo di volo e la velocità angolare sono componenti necessarie, ma non esaurienti!

Per chiarire:

siamo sicuri che non sia importante il momento angolare acquisito allo stacco, la posizione del corpo in aria, la coerenza dei muscoli utilizzati e la posizione del corpo all’atterraggio?

Noi no!

Ma questa è un’altra storia…..

Dott.ssa Gabriella Benini