PREPARAZIONE OFF-ICE

Con questo articolo inauguriamo una nuova categoria nel menu “ARTICOLI”  di ICE SKATING SCIENTIFIC RESEARC , in cui analizzeremo l’importanza della preparazione OFF-ICE e la sua relazione con i rischi traumatici nella pratica del pattinaggio artistico su ghiaccio, analizzando i possibili rischi da evitare durante l’allenamento ed evidenziando i rischi residui.

Potrebbe sembrare inevitabile cadere pattinando sul ghiaccio, in special modo cercando di realizzare gli elementi che compongono il pattinaggio artistico. Con questa serie di articoli, vorremmo approfondire proprio questo aspetto che è causa di infortuni  e  di danni sia a corto che a lungo termine.

Come prima cosa bisogna sfatare un luogo comune radicato in molte società sportive:  E’ normale cadere!

Cadere, è ovvio, può succedere a tutti, ma questo deve accadere per errore, saltuariamente e non per prassi, in quanto ogni caduta deve essere considerata un microtrauma . Tali cadute sommandosi tra loro nel tempo arrecheranno danno a molte parti del corpo dell’atleta.

Inoltre , la caduta, deve essere “consapevole” e non del tutto inaspettata. Questo perchè con una caduta consapevole il pattinatore potrà gestire nel miglior modo l’impatto, mentre con una caduta inaspettata l’atleta sarà completamente in balia dell’evento .

Qualcuno potrebbe dire che cadere è fisiologico, anche i bambini per imparare a camminare cadono continuamente.

Questo è senza dubbio vero, però il bambino non pesa 50/60 kg, e la sua testa non è distante da terra 1 metro e 50 centimetri almeno, inoltre, le ossa e le cartilagini  sono molto più elastiche.

Per capire cosa succede al nostro corpo durante una caduta ci viene incontro la fisica mostrandoci l’energia sviluppata in una caduta da 30 cm di un pattinatore di altezza 1,60 m e del peso di 50kg.

Sappiamo che l’energia cinetica con cui il corpo raggiungerà terra è uguale all’energia potenziale che il corpo acquisisce quando è in aria. Sul corpo agisce la sola forza peso, quindi parleremo di un corpo in “caduta libera”, quindi calcoleremo l’energia utilizzando la formula con cui si ricava l’energia potenziale del corpo prima della caduta, quando cioè si trova in aria nel punto più alto.

                                                                                                  U=mgh

dove con U indichiamo l’energia potenziale in Joule, m è la massa del pattinatore in Kg, g è l’accelerazione gravitazionale (9,8 m/s²), h è l’altezza del centro di massa del pattinatore da terra espressa in metri.

Da questa semplice formula risulta chiaro che l’energia cinetica al momento della caduta a terra dipende proporzionalmente sia dalla massa del corpo dell’atleta, sia dall’altezza della caduta.

In altre parole, l’energia aumenta sia all’aumentare della massa del pattinatore, sia all’aumentare della distanza del centro di massa del pattinatore da terra.

Consideriamo ad esempio il caso della caduta di un pattinatore .

Dobbiamo considerare il corpo come se tutta la sua massa fosse concentrata nel suo centro di massa, che sappiamo dipende dalla forma del corpo del pattinatore e dalla posizione del suo corpo al momento della caduta. Ipotizziamo , per facilità di calcolo, che il centro di massa del pattinatore si trovi a 1 metro di altezza , avremo quindi che h= (1+0,30)m =1,30 m

Quindi U= (50kg)(9,8m/s²)(1,30m)= 637J

Se analizziamo invece la caduta di una piccola pattinatrice di 25Kg , che avrà un centro di massa a 60cm di altezza i dati si ridurranno significativamente a causa del diminuire sia di m che di h.

U=(25kg)(9,8m/s²)(0,90m)=200,5J

Possiamo quindi vedere che l’energia con cui il corpo della piccola pattinatrice colpirà il ghiaccio (200,5J) è molto inferiore a quella con cui lo farà il corpo del pattinatore adulto (637J).

Nel caso non siate abituati a ragionare sui numeri, potete utilizzare l’intuito per capire che, un bicchiere di plastica che cade dal tavolino del salotto cadrà con minore energia di un vaso di vetro che cade dal tavolo della cucina.

Ma torniamo a noi:

Se bisogna evitare le cadute come si può imparare a realizzare i vari elementi?

La risposta è la preparazione OFF-ICE.

A differenza di quanto si possa pensare, lavorare fuori dal ghiaccio ci aiuta a comprendere gli schemi motori che, una volta riconosciuti dal nostro cervello, potranno essere (con le dovute modifiche) adattati al ghiaccio.

D’altronde gli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin quando sono scesi sulla Luna per la prima volta si sono trovati sì in condizioni inedite, ma che, con l’aiuto di tecnici (e di macchine da loro costruite), erano state simulate sulla Terra, in modo da poter essere affrontate con maggiore consapevolezza, evitando pericolosissime cadute.

L’OFF-ICE viene visto da alcuni come un “in più”, che si può fare per mancanza di ghiaccio, ma non deve essere cosi.

L’off-ice dovrebbe essere praticato sempre prima di entrare sulla pista del ghiaccio in modo da preparare gli schemi motori ed allenare il nostro cervello ad eseguirli.

Per fare questo ci viene incontro la tecnologia, con macchine studiate “ad hoc” per ritrovarci nelle condizioni più vicine possibili a quelle della pista di ghiaccio, proprio come gli astronauti che sono andati sulla Luna.

Con questi macchinari si provano infatti i vari schemi motori in condizioni di sicurezza.

Ma quali sono questi macchinari?

In ogni Team di alto livello l’allenatore si appoggia a tecnici biomeccanici i quali, oltre al loro lavoro in pista e fuori, preparano con macchinari personalizzati e spesso segreti alcuni specifici atleti .

Ma vediamoli “alcuni” di questi “sconosciuti” macchinari e spieghiamone il fine.

  • La pedana rotante

  • La tavola elettronica dell’equilibrio

  • Il trampolino elastico

  • Il sollevatore dinamometrico

  • Il misuratore di spinta e di sollevamento

  • Il simulatore del vuoto

Come abbiamo detto alcuni (non menzionati) sono top-secret, ed altri benché conosciuti vengono pubblicizzati in modo molto semplicistico e scorretto, lasciando purtroppo pensare (a persone incompetenti) di poter usare macchinari già esistenti nati per altri scopi.

Prima di iniziare a descrivere questi macchinari è utile menzionare che purtroppo , sulla scia dei risultati ottenuti da team di alto livello russi e non solo, alcuni allenatori (di poca esperienza, e poco coscienziosi) si improvvisano esperti di biomeccanica proponendo metodiche di allenamento riportate e forse anche mal comprese, quindi non certificate nè dall’esperienza nè tanto meno supportate da basi scientifiche, facendo utilizzare a piccoli atleti, macchinari inadatti e senza alcun protocollo medico.

Mostrare piccoli atleti, che ruotano su pedane non adatte a questo scopo e, per di più, ad elevata velocità senza un tecnico competente che la gestisce, è da completi irresponsabili.

Anche perché si rischia il pericolo di emulazione.

Ci è stato riferito che alcuni, addirittura, somministrano cocktail di integratori, e chissà cosa altro, da loro chiamati “potenziatori alimentari”, senza nessun controllo medico sia di tipologia che di quantità di sostanza.

Certo è prassi limitata, in quanto in Italia per fortuna, abbiamo una folta schiera di allenatori di elevato livello, preparati, coscienziosi e di grande esperienza che si appoggiano a tecnici che utilizzano protocolli medici.

Rimane comunque, che i genitori devono vigilare affidandoli ad allenatori con giudizio, e sorvegliando situazioni di pericolo.

Iniziamo a descrivere i macchinari utilizzati per l’off-ice.

LA PEDANA ROTANTE

Utile per far sì che l’atleta possa prendere dimestichezza sia con le rotazioni che con la verticalità diverrà poi strumento propedeutico per l’insegnamento e coordinazione di molti elementi di pattinaggio artistico.

Ma attenzione!! Le pedane girevoli devono essere studiate per questo scopo, utilizzate da tecnici biomeccanici competenti e protocolli medici, altrimenti possono provocare traumi e disturbi neurologici anche seri.

Le pedane per essere complete devono essere utilizzate in combinazione con un sollevatore elastico manuale o automatico, per permettere le rotazioni in aria proprio come in un salto.

Le pedane rotanti appositamente studiate per questo scopo devono avere dimensioni tali da poter far ricadere con sicurezza l’atleta sulla pedana stessa dopo la rotazione, ed essere settabili e regolabili in:

  • coppia di spunto e torcente

  • velocità di rotazione

  • numero di rotazioni

il tutto deve essere gestito mediante pannello di controllo elettronico con memorizzazione dell’atleta e del suo storico, gli esercizi personalizzati ad hoc, devono essere gestiti con protocolli medici specifici in base alle capacità dell’atleta, all’età, peso, altezza.. ecc..

Il motore che gestisce la pedana deve avere notevole coppia, in modo che il sollevamento possa essere effettuato dopo pochi giri, al fine di rendere l’esperienza più vicina possibile all’elemento reale.

La pedana può essere usata sia per le trottole che per i salti mediante specifici programmi macchina.

Inoltre, il motore (per poter far effettuare simulazioni di esercizi specifici) viene comandato da sistemi elettronici inverter, permettendo partenze soft per portarsi a velocità programmata per poi rallentare la spinta come stabilito dal programma.

Sia il computer /pannello di controllo che la pedana devono avere i pulsanti a fungo per l’arresto di emergenza manuale come da direttiva macchine applicabile.

Inoltre, la pedana deve avere la funzione stop after lifting per evitare danni alle caviglie.

Ogni altro oggetto non studiato per questo scopo, espone l’atleta al rischio di danni fisici e l’allenatore a denunce per utilizzo di macchinario improprio.

Nel prossimo articolo….. le macchine dell’equilibrio statico e dinamico

A presto…..

Roberto Cappelli  e   Dott. Umberto Pandolfi