La posizione delle braccia durante l’esecuzione degli elementi di pattinaggio artistico

Il pattinaggio artistico su ghiaccio oltre  a richiedere grande praticità con l’utilizzo dei pattini, e quindi un’estrema destrezza nell’uso degli arti inferiori,  richiede anche un’estrema destrezza degli arti superiori poiché, almeno per esibizioni di alto livello, è necessario possedere abilità tipiche di ballerini dei più svariati tipi di danza.

Molto spesso un atleta riesce a trasmettere emozioni più di altri e non sempre riusciamo a percepirne le motivazioni. Ma analizzando a fondo il movimento ci accorgiamo che il pattinatore, oltre che a muovere con eleganza le gambe e il tronco (non tutti lo fanno), muove le proprie braccia in armonia con il resto del corpo.

Fare questo può sembrare facile, ma non lo è.

Chiunque pattini a livello agonistico si rende conto dell’importanza della gestualità degli arti superiori per trasmettere le emozioni del particolare programma. Ma non sempre ci si riesce, e solo i più dotati riescono a muovere le braccia in armonia con tutto il resto del corpo. In armonia significa muovere le braccia insieme e non in sequenza alle gambe, conferendo all’immagine del pattinatore grazia ed espressività.

Spesso vediamo atleti anche molto quotati (forse per le loro doti atletiche) non riuscire a dare alle movenze delle braccia una coordinazione con tutto il resto del corpo, non riuscendo purtroppo ad esprimere il loro valore espressivo e quindi artistico.

Ma le braccia non servono solo a questo!

Il loro utilizzo e posizionamento è di vitale importanza per l’equilibrio dell’intero corpo del pattinatore al punto tale che, senza il loro utilizzo, molti elementi non sarebbero nemmeno realizzabili. Infatti vende, controvende, tre/controtre, trottole e mohawk sarebbero davvero brutti se eseguiti senza un utilizzo sapiente degli arti superiori, sempre che si riesca ad eseguirli “correttamente”.

Ma dove le braccia la fanno da padrone e monopolizzano quasi interamente l’esecuzione dell’elemento sono gli elementi di salto.

Vediamo perché!

Le braccia ci aiutano durante un salto a:

creare un grande momento di inerzia nella fase di stacco (aprendo le braccia)

quindi ad ottenere un’elevata velocità angolare durante la rotazione in aria ( chiudendo le braccia)

a mantenere equilibrio in volo

a realizzare un corretto atterraggio.

Ma se usate in modo scorretto possono:

non permetterci di realizzare il giusto numero di rotazioni per mancata creazione del momento di inerzia

farci cadere per “asimmetria”

farci cadere per cattiva stabilizzazione sia in volo che in atterraggio

ma allora quale è la loro giusta posizione prima, durante e dopo il salto?

Facciamo un esempio:

Purtroppo assistiamo ad allenamenti pilotati da istruttori/allenatori di scarsa esperienza, che per elementi di salto per esempio Axel, eliminano lo slancio del corpo e fanno mettere le braccia in alto sopra la testa.

E’ ovvio che questo è un errore clamoroso in quanto, cosi facendo, non essendoci “slancio” non ci sarà volo (e quindi tempo di volo) e senza l’uso degli arti superiori non ci potrà essere il necessario momento di inerzia.

Infatti così facendo non si otterrà altro che un piccolo trottolino in aria, brutto da vedere e mal considerato dai giudici. Il perché alcuni istruttori facciano fare questo ai loro allievi è incomprensibile!

Quindi ?

Quindi le braccia devono essere in sintonia con il resto del corpo, aiutando sia durante il sollevamento, collaborando a creare un adeguato momento di inerzia, sia in volo chiudendosi, in modo di aumentare cosi la velocità angolare ed infine in atterraggio per stabilizzare il corpo conferendogli più equilibrio mediante la loro apertura , bloccando nel contempo un eventuale rotazione residua.

Ma allora perché alcuni pattinatori esperti alzano le braccia dopo lo stacco nei salti?

Alzare un braccio o entrambe le braccia, dopo la fase di stacco, è solo una pratica che arricchisce l’elemento al fine di renderlo più spettacolare ed artistico conferendogli un immagine più ariosa e sicura.

Ma niente ha a che vedere con possibili miglioramenti dal punto fisico, biomeccanico e tanto meno psicomotorio.

In altre parole le braccia del pattinatore possono e devono volteggiare in aria, insieme al resto del corpo del pattinatore, con coordinazione e grazia, trasmettendo emozioni che solo un corpo completamente sincronizzato sa restituire alla vista dello spettatore.

Roberto Cappelli e Dott. Umberto Pandolfi