STAND-BY per elaborazione

Abbiamo visto in un precedente articolo che, per imparare bisogna in qualche modo dimenticare….

Con questo articolo vorremmo sviscerare meglio questo, se vogliamo “inatteso”, sistema di apprendimento.

Bisogna pensare che il nostro cervello, quando nasciamo, inizia ad elaborare input provenienti dal mondo esterno.

Questi input sono di molti tipi, matematici, fisici, motori, sensoriali ecc …

Cerchiamo di addentrarci nei processi che si svolgono nel nostro cervello per vedere come un input verrà gestito.

Pensiamo ad un individuo che assiste ad un evento traumatico, come una sparatoria in una rapina, e prendiamo di quest’evento un solo input : “l’odore” della polvere da sparo.

Questo input sensoriale, l’odore della polvere da sparo, sarà, dopo un periodo più o meno lungo, memorizzato e correlato nel nostro cervello allo svolgersi dell’evento stesso.

Quindi, quando ripenseremo all’evento sparatoria, ricorderemo di aver sentito l’odore acro della polvere da sparo.

Pensate a quante cose deve correlare il nostro cervello a quell’odore, il giorno, il luogo, le persone coinvolte ecc ecc …

Proviamo adesso a cercare in qualche modo di voler cambiare, dentro al ricordo dell’evento, l’input sensoriale “odore polvere da sparo” con “odore del profumo di una rosa”.

Non sarà certo facile…

Perchè?

Perché il nostro cervello ha ricevuto molti input, li ha elaborati e connessi ai sentimenti provocati dall’evento stesso, paura, eccitazione ecc ..

Proviamo a trasportare il tutto in un elemento di pattinaggio, un “salto “ per esempio!

Quando un atleta esegue un elemento di salto, prendiamo per esempio Axel, il nostro cervello deve analizzare molti input provenienti dalla risposta dei comandi impartiti ai nostri muscoli per l’esecuzione dell’elemento, al fine di correlare i comandi impartiti ai risultati ottenuti.

Per eseguire questa correlazione, specialmente se l’elemento viene eseguito sotto stress, il nostro cervello impiegherà più tempo rispetto ad altri più semplici schemi motori eseguiti in modo di quiete.

Questa correlazione sfocerà poi in una elaborazione vera e propria che porterà il nostro cervello in una situazione di stby.

Stby per elaborazione appunto.

A secondo della tecnica usata istintiva o pilotata il nostro cervello sarà costretto a rielaborare molte volte gli input appresi.

Adesso, senza addrentarci nelle differenze di elaborazione del nostro cervello in base alla tecnica, vediamo come il cervello dell’atleta dovrà operare se verrà sottoposto ad una tecnica pilotata.

L’atleta esegue Axel stringendo le spalle e piegando la schiena, l’allenatore tenta la correzione e trova resistenza alla possibile variazione per vari motivi, tra i più quelli emozionali.

Ok, l’atleta dopo svariati tentativi riesce nel suo intento.

L’allenatore è soddisfatto del cambiamento …ma cosa succede nel cervello dell’atleta?

L’atleta non stringendo le spalle e piegando la schiena immagazzinerà un insieme di input di risposta molto diversi dal vecchio schema motorio, che sconvolgeranno la correlazione che quindi richiederà una nuova elaborazione.

Questo periodo di elaborazione per motivi emozionali e neurocerebellari può durare anche molto tempo, e nel frattempo?

Se chiedessimo ad un computer quando è in elaborazione una risposta lui direbbe …in elaborazione attendere prego!

Ma l’atleta non può permettersi una simile risposta e allora? Allora fa un jump ad una vecchia subroutine detta di recovery, permettendo schemi motori ormai appresi.

E quindi l’atleta, pur avendo eseguito correttamente magari più volte l’elemento corretto, tornerà ad eseguirlo in modo errato per far sì che il suo cervello elabori i nuovi input correlandoli a tutta la sua esperienza motoria.

A secondo delle doti dell’atleta i tempi possono dilatarsi anche notevolmente.

Una volta rielaborato, il nuovo schema motorio sedimenterà lì, nel cervello dell’atleta, pronto ad essere utilizzato quando i motivi emozionali lo permetteranno, per dirlo in modo più esplicito, quando avrà meno paura.

Facciamo un passo avanti :

paura di addrizzare la schiena ….passata , salto migliorato !

L’allenatore prova a correggere un altro errore , un braccio che ostacola la rotazione.

Il sistema riparte daccapo!

Nuovi imput, nuove correlazioni, nuove elaborazioni, sulle vecchie rielaborazioni.

Ma che fatica deve fare il cervello dell’atleta oltretutto sotto la spada di Damocle della paura?

Certamente molta!

Se adesso immaginiamo  quanti errori grossi e piccoli l’atleta commette rispetto alle richieste di una tecnica pilotata ci rendiamo conto delle tempistiche che abbisognano all’atleta per arrivare ad eseguire un salto Axel tecnicamente perfetto.

Dobbiamo inoltre pensare ai bug.

E sì, proprio agli errori di elaborazione!

Come il nostro smartphone una volta upgradato non è detto che non presenti dei piccoli bug che devono comunque rimessi a posto mediante nuove elaborazioni.

E allora? Quando finirà questa immensa fatica cerebrale?

La risposta è mai!

Se volete fare questo sport preparatevi!

Dott.ssa Gabriella Benini e  Prof.ssa Carla Munari