COVID-19 e PATTINAGGIO ARTISTICO

Riprendiamo i nostri articoli tecnici sul pattinaggio artistico dopo una lunga pausa dovuta alla pandemia in corso.

Cerchiamo di fare un punto sulle problematiche della pandemia inerenti a questo sport mettendo in evidenza le ultime ricerche che possono aiutarci a migliorare la sicurezza all’interno delle strutture sportive.

 

Cosa è il SARS-CoV-2 ?

Come ormai tutti sappiamo il SARS-CoV-2 è un virus appartenente alla vasta famiglia dei Coronavirus, che devono il loro nome alla presenza di punte a forma di corona sulla loro superficie e sono responsabili di patologie dell’apparato respiratorio, di entità variabile dal più comune raffreddore alle SARS,  acronimo inglese di sindrome respiratoria acuta grave. Il SARS-CoV-2 è un nuovo ceppo di coronavirus mai identificato nell’uomo prima del dicembre del 2019 nella città di Wuhan , in Cina e attualmente il virus si è diffuso a oltre 20 paesi al mondo.

Come si trasmette?

Al momento, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, riconosce per il virus SARS- CoV-2 due principali modalità di trasmissione:

  1. Via aerea, per contatto ravvicinato da una persona all’altra attraverso droplets (emissione di secrezioni respiratorie e salivari in forma di goccioline) generate dalle vie aeree superiori da soggetti infetti. In questo caso il contagio avviene prevalentemente se la distanza fra i due soggetti è inferiore a un metro.
  2. Contatto indiretto, toccando con le mani oggetti o superfici contaminate da secrezioni di persone infette , che poi toccano bocca, naso o occhi senza essersele lavate.

 

Informazioni generali sul virus

I virus vivono e si riproducono dentro l’organismo umano e quando ne fuoriescono la loro sopravvivenza è fortemente limitata e dipende dalle caratteristiche dell’ambiente, quali temperatura, umidità, la presenza di aerosol e particolato. Da dati sperimentali relativi alla persistenza del virus Sars-CoV-2 si evidenzia che il virus  può essere infettante fino a mezz’ora sulla carta da stampa, un giorno su tessuto e legno, due giorni sulle banconote e sul vetro e fino a quattro giorni sulla plastica e sull’interno delle mascherine chirurgiche mostrando un decadimento esponenziale del titolo virale nel tempo.

 Il punto sulle ultime ricerche
  • Trasmissione tramite aerosol:

Ultimamente, l’organizzazione Mondiale della Sanità ha formalmente riconosciuto, sollecitata da una lettera di 239 scienziati di primo piano di 32 paesi, che il virus Sars-CoV-2 può essere presente anche nell’aria e che può essere trasportato da minuscoli aerosol, le “microdroplets” , che si trasmettono durante le conversazioni. In generale, con il termine aerosol, si intende la dispersione di micro-goccioline di liquido in aria o di micro-particelle solide.  Ad esempio, le nuvole e la nebbia sono degli aerosol di acqua liquida in aria, così come le famose PM1, PM2.5 e PM10 sono aerosol di particolato solido in aria. La caratteristica peculiare di un aerosol è che le particelle e/o micro-goccioline che lo compongono restano in sospensione nell’aria “galleggiando” e spostandosi con essa. Il rischio di contagio dovuto al virus trasportato da aerosol è relativo soprattutto a spazi chiusi, con carente ventilazione, e in cui si generano particolari condizioni di temperatura e umidità.

  • Fattori ambientali:

Secondo i ricercatori i tempi di evaporazione delle goccioline, calcolati utilizzando un modello matematico, sarebbero influenzati dal clima, dal tipo di superficie sulla quale si appoggiano, e dall’ umidità.  Le alte temperature , farebbero evaporare le microdroplets più in fretta, riducendo drasticamente le possibilità di sopravvivenza del virus. Al Sole, alla temperatura di 24 gradi, con tanta umidità, il virus muore in pochi minuti. Alle basse temperature invece, l’umidità allungherebbe i tempi di conservazione delle microdroplets, e di conseguenza anche la vita del virus. Se l’aria è umida e fredda il tempo di evaporazione delle droplets aumenta fino a 7 volte.

  • Effetto dei raggi UV:

Uno studio tutto italiano, condotto da ricercatori dell’Università di Milano, dall’Istituto nazionale di Astrofisica e dall’Istituto dei tumori, ha verificato che i raggi UvC disattivano il virus in pochi secondi. Lo studio ha rivelato che per rendere innocuo il Sars-CoV-2 è sufficiente una dose molto piccola di luce ultravioletta, equivalente a quella erogata per qualche secondo da una lampada UvC posta nelle vicinanze del bersaglio, per inattivare e inibire la riproduzione del virus di un fattore 1000, indipendentemente dalla sua concentrazione. E si è ripetuto lo stesso esperimento con gli UvA e gli UvB, ottenendo risultati molto simili. E’ ben noto il potere germicida su virus e batteri della luce UvC e per questo diversi sistemi basati sugli UvC sono già utilizzati per la disinfezione di ambienti e superfici in ospedali e luoghi pubblici.

 

Sars-CoV-2 e Palaghiacci

Andiamo ora ad analizzare quali sono le caratteristiche dei Palaghiacci e le motivazioni per cui è necessario prendere adeguate misure di prevenzione sia per il virus Sars-CoV-2 che per altri agenti  infettanti . Purtroppo i nostri ben amati Palaghiacci hanno vari problemi :

  • Strutture chiuse: Le piste di pattinaggio si trovano all’interno di  strutture chiuse per evitare costi eccessivi per il mantenimento del ghiaccio, purtroppo però questo favorisce  il ristagno d’aria che è sicuramente il primo fattore che aumenta la sopravvivenza del virus nell’aerosol.
  • Ambiente freddo e umido: L’ambiente è molto umido e in alcuni periodi dell’anno, specialmente in estate, si forma un particolare tipo di nebbia, detta di avvezione , che si forma quando l’aria umida passa per avvezione (movimento orizzontale dei flussi d’aria), sopra una superficie fredda. Questa nebbia, pericolosa in quanto rimane sospesa ad altezza d’uomo, può fungere da veicolo per la trasmissione del virus, in quanto, se microdroplets contagiati da virus Sars-CoV-2 , vengono emesse in un ambiente con poca ventilazione e trasportate da aerosol quali nebbia o particolato solido presente nell’aria a causa dell’inquinamento, i tempi di evaporazione delle microdroplets aumentano notevolmente, aumentando la sopravvivenza del virus.

 

Prevenzione
  • Rispetto del distanziamento sociale:  Anzitutto ovviamente bisogna cercare di non far entrare visitatori nella struttura durante gli allenamenti
  • Rispetto delle norme igieniche:  Le norme igieniche dovrebbero essere rispettate in tutta la struttura, mediante l’utilizzo di deumidificatori e lampade UV. L’igiene negli spogliatoi, nei bagni, nei corridoi d’accesso agli impianti può essere effettuato mediante  lampade UvC, ad esempio dopo la chiusura giornaliera dell’impianto, poichè tali lampade, essendo nocive per gli organismi viventi, devono essere utilizzate solo in locali vuoti. Viste le ultime ricerche, poichè in pista non è possibile usufruire in maniera diretta dei raggi del Sole , si potrebbero usare lampade UvA e UvB, (che costituiscono la parte della luce ultravioletta del Sole che riesce a passare attraverso l’atmosfera e raggiungere la superficie terrestre) le quali non sono pericolose se utilizzate in maniera non eccessiva oltre naturalmente all’installazione di un impianto di deumidificazione e ventilazione che impedirebbe la formazione di nebbia e assicurerebbe un giusto ricambio di aria. Particolare importanza bisogna riservare anche all’abbigliamento, igenizzandolo spesso, possibilmente giornalmente, poichè potrebbe essere veicolo di germi e batteri.
  • Uso delle mascherine: Per la protezione individuale ovviamente è improponibile l’uso della mascherina per un’atleta durante l’allenamento, poiché le uniche mascherine che proteggerebbero l’atleta da un eventuale contagio (fp2/fp3) oltre a creare un disagio nell’atleta impedirebbero il necessario apporto di ossigeno durante l’allenamento. L’uso delle mascherine è però importante al di fuori della pista, se utilizzate in modo corretto. Ricordiamo infatti che la mascherina chirurgica va indossata al fine di non diffondere il contagio, sempre che chi la porta si ricordi di non toglierla proprio nel momento di un’eventuale starnuto, abitudine purtroppo anche troppo diffusa. Le mascherine che forniscono invece protezione nei confronti del virus sono soltanto le fp2 ed le fp3, se indossate correttamente, cioè facendole correttamente aderire al volto. Ovviamente per fare ciò non deve essere presente la barba che impedirebbe alla mascherina di aderire correttamente. Bisogna anche ricordare che, se tali mascherine sono dotate di valvola, saranno protettive per chi le indossa ma non impediranno il contagio per aerosol se indossate da persona infetta.

In conclusione…. Tali precauzioni saranno utili non solo per impedire il contagio del virus ma più in generale contribuiranno a rendere più salubre l’ambiente evitando la formazione di muffe/funghi e il proliferare di batteri e virus che trovano terreno fertile in ambienti umidi. Divertiamoci quindi sul ghiaccio rispettando le regole, e prendendo tutte le precauzioni atte a minimizzare la possibilità di contagio .

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