L’ELEMENTO “FUORVIANTE”

Molti (e non solo tra gli atleti) tendono a credere che un elemento portato a termine sia un elemento eseguito correttamente.

Purtroppo non sempre questo risponde a verità!

L’elemento può anche riuscire e persino accreditarsi di un Goe +1, questo non significa però che l’elemento sia stato eseguito in modo corretto dal punto di vista delle leggi fisiche e biomeccaniche che lo governano.

Immaginate un pilota di Formula 1 : che eseguendo una curva sbaglia traiettoria, non verrà certo squalificato dai commissari, gli spettatori(se non va fuori strada) non si accorgeranno nemmeno dell’errore, anzi, potrebbero pensare “che bravo pilota”, con che irruenza affronta le curve, ma alla fine del giro tutti si accorgeranno che il cronometro sarà impietoso e il tempo su giro alto, perché ?

Per capirlo bisogna porre attenzione al fatto che una traiettoria sbagliata obbliga a una frenata in curva (o quantomeno al rilascio dell’acceleratore) e ad una ritardata e non progressiva ri-accelerazione.

Per il pattinatore la storia non cambia!

Eseguire in modo corretto l’elemento, oltre che aumentare la sicurezza e  la stabilità di quest’ultimo, permettere il risparmio di energie diminuendo nel contempo la possibilità di cadute.

Oltretutto un elemento realizzato in modo istintivo può essere bellissimo e magari anche tecnicamente corretto ma…

ma difficilmente ripetibile!

Certo più l’atleta è dotato e più elementi riuscirà a realizzare, ma molto dipenderà dallo stato d’animo del momento.

Questo è il motivo per cui alcuni atleti, pur sapendo eseguire i vari elementi, non sono stabili nell’esecuzione.

Un elemento eseguito in modo ragionato e secondo le leggi fisiche e biomeccaniche permetterà ripetibilità e sicurezza, lasciando posto a creatività in ingresso e uscita dall’elemento.

E allora?

Allora se si vuole stabilità, sicurezza di riuscita, bellezza di interpetrazione oltre che risparmio di energie bisogna assolutamente utilizzare una tecnica con basi scientifiche.

In poche parole: perché non costruiamo aerei empirici dettati dall’istinto ed estrosità del progettista, ma ci affidiamo a studi aereodinamici motoristici e fisici in generale?

La risposta credo sia ovvia.

C’è un altro aspetto “molto importante” e forse il più importante :

la nostra incolumità.

Eseguire i vari elementi senza una giusta tecnica porta a cadute che ripetute nel tempo possono portare a invalidità momentanea o addirittura permanente.

Certo non tutto è oro quello che luccica!

Utilizzare una tecnica basata su leggi scientifiche oltre che rallentare i tempi di apprendimento e di esecuzione non è adatta a tutti gli atleti o perlomeno a quelli non disposti a mettersi in gioco su tali problematiche.

C’è da aggiungere inoltre che se si vuole utilizzare una tecnica scientifica  bisogna che l’atleta capisca e impari concetti e termini che servono all’insegnante per poter dialogare al fine di modificare l’elemento.

Questo, è certo, infastidisce l’atleta, ma permette all’insegnante correzioni  mirate.

Ma allora perché non tutti gli allenatori seguono queste tecniche?

Qui la risposta è molto articolata in quanto:

· non è detto che le conoscano, il più delle volte un allenatore è un ex pattinatore che non ha effettuato studi di fisica o biomeccanica ma si basa sulla sua esperienza personale.

· impossibilità per questione di tempo

· non aver inquadrato correttamente l’atleta e le sue caratteristiche

· impossibilità di comprensione o accettazione da parte dell’atleta

· ecc ecc

quindi : e ci riferiamo agli atleti, saper realizzare un elemento non vuol dire eseguirlo 3 volte su 10 e solo qualche giorno.

Saper realizzare un elemento significa realizzarlo 7 volte su 10 tutti i giorni compresi i giorni con il bioritmi non confacenti.

Ecco perché non bisogna lasciarsi ingannare dalla riuscita saltuaria dell’ elemento in quanto quest’ultimo può risultare appunto fuorviante.

Da Dott. Alfredo Sensi e Roberto Cappelli responsabile/coordinatore della tecnica.