La “paura” amica o nemica del pattinatore?

La paura è definita come un’emozione primaria, comune sia al genere umano sia al genere animale. Si potrebbe definire cosi :

Emozione primaria di difesa, provocata da una situazione di pericolo che può essere reale, anticipata dalla previsione, evocata dal ricordo o prodotta dalla fantasia”.

Occhi sbarrati, tensione dei muscoli, battito cardiaco accelerato, vampate di calore, gambe legnose ecc : così si manifesta la paura.

E’ una delle primarie emozioni e uno dei principali ostacoli per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Molto spesso la viviamo come un nemico in grado di condizionare le nostre scelte, impedendoci di intraprendere la strada desiderata.

Ma riflettendo, notiamo pure che la paura spesso ci é utile per preservarci da situazioni pericolose, attraverso le modificazioni fisiologiche prodotte dall’adrenalina che entra in circolo nel sangue. Entro certi livelli, dunque, la paura é necessaria !

Il problema nasce quando la paura diventa eccessiva o irreale, bloccando le nostre energie, portandoci a non affrontare i possibili eventi.

Questo meccanismo imprigiona le risorse, ci predispone ad autolimitarsi e ci preclude tante possibilità future.

L’esposizione alla paura (a parte alcuni ritrovati chimici) è ad oggi la terapia più efficace per superare le proprie paure.

Tutto bisognerebbe fare tranne evitarla!

Ma vediamo ora di mettere in relazione la paura e il pattinatore artistico.

Definizione della paura reale/immaginaria

Definiamo quindi come reale una paura fondata su dati di fatto o conoscenze reali e veritiere, e immaginaria una paura fondata su associazioni mentali o su una visione distorta, modificata o esageratamente catastrofica dell’atto motorio.

Tutti i pattinatori hanno paure “reali”:

  • paura di cadere perché il filo della lama entri in un solco già tracciato : forse

  • paura di cadere effettuando un salto e farsi male : sicuro

  • paura di sbilanciarsi su elemento di pattinata e finire in terra: può darsi

.potremmo continuare cosi, riempendo pagine e pagine.

Sono tutte paure reali perché in realtà, possono accadere!

Ma ci sono altre paure definite “immaginarie” in quanto non hanno attinenza con la realtà.

  • Paura di traslare il peso in modo lineare

  • Paura di cadere sulla destra dopo un salto

  • Paura di slanciare

  • Paura di lavorare su più dimensioni specialmente in rotazione

Traslare il peso o lavorare su più dimensioni in rotazione simultaneamente non dovrebbe provocare paura ma tuttalpiù smarrimento!

Cadere sull’asse della gamba destra e sicuramente più sicuro che cadere con il peso al centro del nostro asse ma può provocare senso di instabilità.

Slanciare non dovrebbe fare paura è un movimento più lento dell’impulso e quindi più controllabile.

Ma ci sono paure ancora più irreali riferiteci da atleti con esperienze addirittura olimpioniche!

E allora?

Allora tutto ciò che non conosciamo anche se non pauroso per definizione può provocare in noi paura o qualcosa di riconducibile ad essa.

Detto che la paura è un’emozione, è importante capire che non dipende dai pericoli, ma solo da quello che si pensa.

In sostanza non conta se ci si trovi di fronte a una minaccia, conta se la si considera tale.

Ad esempio: si potrebbe avere paura del cane e reagire alla sua vista bloccandosi o scappando, ma questa reazione potreste averla sia di fronte a un cane davvero pericoloso, sia di fronte ad un innocuo barboncino toy.

E’ utile capire una cosa fondamentale: si ha paura se considera pericolose le cose che si devono affrontare.

La paura è un’emozione e deriva non dal pericolo che corri, ma dalla tua convinzione che ci sia un pericolo. Ed è tanto minore quanto maggiore è la tua autostima, quanto più credi, cioè, di poter affrontare qualcosa.

Nella maggior parte dei casi però, è la paura di avere paura quella che ci condiziona maggiormente, ossia il timore di poter rivivere una minaccia che in passato ha minato la nostra sicurezza, reale o simbolica che sia.

Quando si effettua un elemento, per esempio un salto, molti atleti tendono a non guardare cosa si sta realizzando per paura di vedere e vivere il salto stesso.

Questo può portare a guardare nel vuoto o alla chiusura degli occhi per alcuni istanti.

Se è vero che molti atleti si servono di questo espediente per eludere la paura, sicuramente non è la soluzione più razionale per l’esecuzione dell’elemento.

Per sconfiggere la paura bisogna usare il coraggio è ovvio, però anche il coraggio può essere utilizzato in vari modi.

Vediamo un esempio:

in un campo di calcetto ci sono tre ragazzi Daniele, Roberto e Alessandro che si sono ritrovati per una sessione di allenamento.

Tutti e tre i ragazzi sono arrivati in auto visto che il campo è distante dal centro abitato.

Il campo di calcio è recintato per evitare che il pallone possa uscire in strada.

Finita la sessione di allenamento devono, per tornare a casa, uscire dal recinto e salire in macchina.

Ma ecco il problema!

Un cane randagio, per di più ringhiante e non distante dalle auto, abbaia contro i ragazzi.

Vediamo come possono comportarsi i ragazzi?

Alessandro dice, mi dispiace non ho coraggio di uscire, voi andate pure, io rimango qui e aspetto che se ne vada!

Roberto, benché avesse una tremenda paura, dopo circa mezzora trova il coraggio di correre verso l’auto giocando sulla sua qualità di centometrista, ce la farà? boooh

Daniele tira fuori il suo immancabile smartfone e si documenta su come affrontare un cane.

Lì, scopre che in fondo può essere facile, ma ci vuole un coraggio diverso da quello di Roberto, deve prendere in mano due bastoni e affrontare il cane.

Se il cane reagisse mordendo il primo bastone con cui Daniele proverà a difendersi, Daniele potrà picchiare il cane con il secondo bastone mettendolo in fuga (a nessuno piacciono le bastonate).

Come possiamo vedere sia Roberto che Daniele hanno avuto coraggio, ma mentre Roberto ha trovato il coraggio di fuggire e non rimanere bloccato come Alessandro, Daniele ha trovato il coraggio di affrontare il cane.

Adesso cambiamo il “cane” con un “salto” per esempio axel e capiremo che Alessandro non salterà, Roberto salterà non guardando e non vivendo l’evento, con la possibilità di cadere e non sapere nemmeno il perché, mentre Daniele non solo effettuerà il salto ma sarà in grado nel caso di insuccesso di capire cosa ha sbagliato, con la possibilità di correggerlo al prossimo tentativo.

Morale ?

Affrontare le nostre paure ci permette di migliorare l’esperienza motoria e aumentare la nostra autostima.

Continuate a seguirci nella sezione psicologia/psicomotricità :

Nei prossimi articoli analizzeremo:

  • le tecniche che ci possono aiutare a identificare e combattere le paure del pattinatore, reali o immaginarie che siano, spiegheremo i meccanismi di azione e reazione del nostro corpo quando sottoposto a questa primaria emozione.

  • la “paura di avere paura” che può portare allo stallo delle attività motorie momentaneo o addirittura permanente.

  • come evitare di trasformare le paure in fobie o ossessioni

  • come superare le proprie paure per raggiungere una buona condizione di equilibrio psicofisico

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