Abilità motorie dell’atleta pattinatore-2

 

Evoluzione dell’atto motorio

Come abbiamo visto il cervello ricostruisce un percorso sinaptico simile all’esperienza acquisita nei vari tentativi di realizzazione degli elementi, ma tali percorsi possono variare vista la complessa interazione di milioni di sinapsi.

L’evoluzione motoria è permessa dalla maturazione neurologica, dall’organizzazione funzionale determinata dalle esperienze e dalle successive modifiche organizzative per gli adattamenti funzionali (fig. 1).

 

 

Fig.1

Come abbiamo visto la coordinazione, l’inibizione dello stimolo e l’integrazione somatica sono processi sequenziali obbligati per arrivare a migliorare le abilita motorie del singolo atleta.

(Attenzione particolare dovrà essere posta all’inibizione della diffusione dello stimolo in quanto questa sintomatologia è particolarmente frequente nella instabilità psicomotoria e questo processo evolutivo è determinante per limitare la dispersione di energia neuromuscolare non necessaria.)

Per il verificarsi di tali processi è necessario che l’atleta abbia il desiderio personale di realizzare in autonomia l’evoluzione motoria in quanto solo in questo caso affronterà l’ignoto, e la paura per la conquista della propria evoluzione.

In questo modo il livello emozionale sarà esaltato, aumentata l’attenzione e massima sarà la disponibilità motoria e cognitiva.

Se il risultato sarà gratificante, si rafforzerà la fiducia in sé stesso e la spinta a compiere nuove esperienze motorie, se non si riuscirà ad ottenere il risultato, potrà esserci una momentanea rinuncia, o la ricerca di nuove strategie per proseguire verso la sua evoluzione.

Possiamo pensare di realizzare un flow-chart del desiderio evolutivo dell’atleta.

 

 

Da quanto esposto, risulta comprensibile come le dinamiche emozionali costituiscano l’essenza dei tentativi della realizzazione degli elementi e influenzeranno le modalità relazionali nelle future esperienze.

Come vedremo i valori di queste emozionalità assumeranno particolari significati nelle diverse fasi dello sviluppo motorio e inoltre le dinamiche emozionali nelle diverse fasi evolutive influenzeranno il comportamento dell’atleta, la sua sicurezza/insicurezza motoria.

Possiamo quindi dichiarare che:

Il desiderio evolutivo motorio è fortemente influenzato dalla volontà personale di ottenere un determinato risultato e da dinamiche emozionali insite nei vari elementi del pattinaggio artistico, mentre il risultato di una valida integrazione somatica dipenderà da un articolato processo di integrazione tra le aree corticali senso-motorie, le strutture cerebellari, i nuclei della base, il tronco dell’encefalo e il midollo spinale, in una armonia di gestione tra feed-forward, comandi esecutivi e feedback.

Questa è secondo alcuni neuropsichiatri l’ipotesi di un modello dei passaggi tra gli schemi semplici e quelli complessi.

Dott.ssa Gabriella Benini e  Prof.ssa Carla Munari

Bibliografia

AJURIAGUERRA J. DE (1974) L’organisation psychomotrice et son troubles. In : Ajuriaguerra J. De, Manuel de psychiatrie de l’enfant. Masson, Paris, 237-295.

AJURIAGUERRA J. DE, STAMBAK M. .(1955) L’evolution des syncinésies chez l’enfant. Presse méd., 39, p. 817.

BERGÈS S J., HARRISON A., STAMBAK M. (1965) Etude de la latéralité; nouvelles perspectives. Rev. Neurops. Inf., 13, p. 3.

ARRRIGO A, AGLIERI D., FORLONI F., PALERMO N. (1995) Evoluzione dell’integrazione somatica nel lancio e calcio della palla. Indagine svolta su un campione di bambini compresi tra i 7 e gli 11 anni. Tesi del Corso Triennale di Psicomotricità del CSPPNI s.r.l.

BERGÈS J., LEZINE L. (1963) Test d’imitation de gestes, technique d’esploration du schéma corporel et des praxies chez l’enfant de 3 à 6 ans. Masson, Paris.

BERGÈS J., HARRISON A., STAMBAK M. (1965) Etude de la latéralitè, nouvelle perpsectives. Rev. Neurops. Inf., 13, 3.

BOLLEA G., BENEDETTI P., ROSANO M. (1964) La patologia dell’atto motorio. Aspetti clinici e rieducativi. Inf. Anormale, 57, 275-297.

BOLLEA G., LEVI G. (1981) Le disfunzioni neurologiche minori nell’ottica di H. Wallon. Neurops. Inf. 234, p. 85.

BORDIGA D., Favergiotti L., Rizzotto E. (1990) Processo della lateralizzazione acquisita della mano in bambini dagli 8 ai 16 mesi. Tesi del Corso Triennale di Psicomotricità del CSPPNI s.r.l.

CASTROGIOVANNI P., LUCCARELLI L. (a cura di) (2000) Il cervelletto. Dalle funzioni cognitive alla psicopatologia. Soc Ed. Europea, Firenze, 69-80.

COPPO B., BRANCHI A., DI BORTOLO P., FOSSA R. (1995) Evoluzione del calcio e del lancio della palla dai 3 ai 7 anni. Tesi del Corso Triennale di Psicomotricità del CSPPNI s.r.l.

CROSTI D., GARDON L., PARTESANA E. (1988) Evoluzione dell’integrazione somatica nel lancio e nel calcio della palla. Indagine su un campione di 470 bambini d’età compresa tra 1 e 8 anni. Tesi del Corso Triennale di Psicomotricità del CSPPNI s.r.l., 1988.

LEVI G. (1980) Il bambino disprattico: problemi neurologici e problemi psicopatologici. Atti Conv. Naz. «La Psicomotricità». Grado, 12-14, settembre.

LEVI G. (1981) Disturbi psicomotori e disturbi dello sviluppo. Atti del 1° Conv. Naz. «Disturbi della psicomotricità in età evolutiva». Salsomaggiore Terme, 26-27, giugno.

LURIA A.R. (1977) Come lavora il cervello. Il Mulino, Bologna. Orig. The working brain. 1973.

ROSANO M., GALLETTI F (1981) I disturbi specifici della psicomotricità nei bambini da 0-3 anni. Diagnosi precoce, strutturazione dello schema corporeo, linee d’intervento. Atti del I’ Conv. Naz. «Disturbi della psicomotricità in età evolutiva». Salsomaggiore Terme, 26-27, giugno.

RUSSO R.C.(1984) Le sindromi psicomotorie sostenute da inadeguati modelli di riferimento. Agorà, 78, 4-7.

RUSSO R.C.. (1985) Genesi ed evoluzione dell’atto motorio, Notiziario AISPSIM, marzo.

RUSSO R.C.(1986) Disturbi da deficit di inibizione, in: Russo R.C. La diagnosi in psicomotricità. Casa Editrice Ambrosiana, Milano, 13-14.

RUSSO R.C (1986) Disordini dell’atto motorio: approccio diagnostico. Atti del Conv. SINPI L’approccio

riabilitativo nel bambino con disodine del movimento, Milano, 9-10 maggio, pp. 79-80.

RUSSO R.C. (1987) Insufficiente inibizione motoria. Prospettive per il riconoscimento di una nuovasindrome 22 Relaz. Al Congr. Naz. di Psicomotricità, Salsomaggiore, 1-3 ottobre 1987.

RUSSO R.C.(1988) Insufficiente Inibizione Motoria, in: Russo R.C., Diagnosi, settino e progetto in terapia psicomotoria, Casa Editrice Ambrosiana, Milano, 34-37.

RUSSO R.C.(1994) Test per le capacità inibitorie, in: Russo R.C., Indagini in neuropsichiatria infantile, Libreria Cortina, Milano, 25-49.

RUSSO R.C.(1994) Test Indice-naso, in: Russo R.C., Indagini in neuropsichiatria infantile, Libreria Cortina, Milano, 51-65.

RUSSO R.C.(2000) Disturbi da deficit inibitorio, in: Russo R.C. Diagnosi e terapia psicomotoria, Casa Editrice Ambrosiana, Milano, 89-90.

RUSSO R.C.(2000) Insufficiente inibizione motoria, in: Russo R.C. Diagnosi e terapia psicomotoria, Casa Editrice Ambrosiana, Milano, 106-108.

RUSSO R.C.(2002) Modelli evolutivi, in: Russo R.C. Sviluppo neuropsicologico del bambino, Casa Editrice Ambrosiana, Milano, 17-40.

RUSSO R.C.(2002) Correlazioni tra i modelli e la tipologia del bambino, in: Russo R.C. Sviluppo neuropsicologico del bambino, Casa Editrice Ambrosiana, Milano, 49-52.

RUSSO R.C.(2003) Evoluzione dell’atto motorio, in: Russo R.C. Evoluzione e disturbi del movimento, Casa Editrice Ambrosiana, Milano, 101-106.

RUSSO R.C.(2003) Insufficiente inibizione motoria, registrazione in DVD allegato al libro: Russo R.C. Evoluzione e disturbi del movimento, Casa Editrice Ambrosiana, Milano.

SCHMAHMANN J.D. (1991) An emerging concept: the cerebellar contribution to higher function. Arch. Neurol., 48, 1178-1187.

SCHMAHMANN J.D., SHERMAN J.C. (1998) The cerebellar cognitive affective syndrome. Brain, 121, 561-579.

 

 

 

 

 

Lascia un commento