Più pazienza… meno ansie !

Il pattinaggio artistico di figura è certamente uno degli sport più impegnativi in quanto richiede numerose qualità sia fisiche che psicologiche, che spaziano dall’equilibrio e controllo motorio al coraggio e alla dedizione.
E, oltre a coraggio, equilibrio, dedizione, controllo motorio, perseveranza richiede una virtù indispensabile per questo sport : la pazienza.

 

 

Vediamo il perchè !
Abbiamo visto nel precedente articolo “esercizio contro paura” che l’apprendimento non può ritenersi nè lineare nè costante, ma al contrario abbisogna di tempi intervallati da pause più o meno lunghe, sia per la maturazione delle sinapsi necessarie alla realizzazione motoria sia per l’evolversi dello sviluppo dell’atleta.
Dobbiamo considerare infatti che l’apprendimento motorio non è di tipo lineare ma piuttosto a dente di sega.
Molto spesso, infatti, al successo di un elemento segue subito dopo una recessione, che poi porterà (dopo un periodo di tempo più o meno lungo) ad una più stabile integrazione somatica.

Quindi ?
Dimenticare per imparare di nuovo!

 


Spesso ci rammarichiamo per non essere riusciti a ricordare qualcosa. E ammiriamo coloro che ricordano con estrema semplicità. Bene, un nuovo articolo di un team di neuroscienziati può tranquillizzare: dimenticare sarebbe un processo fondamentale per l’apprendimento.
Proviamo a fare luce.

Il team di neuroscienziati sulla base delle evidenze riscontrate propone che lo scopo della nostra capacità di memorizzare non sia quello di registrare gli eventi e mantenerli nella nostra mente, piuttosto la memoria servirebbe a migliorare la capacità decisionale basandosi sul precedente apprendimento.
Il cervello deve processare le informazioni in ingresso con elevata velocità di reazione, a tal scopo, dettagli inutili, che possono confondere e sovraccaricano il sistema cognitivo, devono essere eliminati. Sembrerebbe infatti che dimenticare per poi riapprendere aiuterebbe il sistema cognitivo a scartare le parti non necessarie, o non inerenti, e a focalizzare con maggiore attenzione la realizzazione motoria.

I meccanismi alla base di questo processo sono :
1) Affinché si formino nuovi ricordi motori, è necessario che si instaurino nuove connessioni fra neuroni “sinapsi”; il primo meccanismo consiste proprio nell’indebolimento o nella cancellazione di tali sinapsi.
2) Il secondo meccanismo concerne, invece, la creazione di nuovi neuroni nell’ippocampo (struttura cruciale per la formazione di nuove memorie) che comportano la sovrascrittura di nuovi ricordi che rendono via via meno accessibili quelli più vecchi.
Quindi l’atleta deve aver pazienza e non farsi prendere dall’ansia se dimentica un elemento, anzi, dovrebbe esserne contento perché significa che lo sta migliorando, imparandolo di nuovo.
Questo processo, da osservazioni sul campo, sembra diventare più veloce e sfumato con l’esercizio e la maturazione fisica dell’atleta.
Dobbiamo infatti tener presente che le capacita motorie e cognitive dell’atleta possono cambiare in modo, anche determinante, durante la maturazione fisica del corpo sia maschile che femminile e questo può comportare grandi variazioni comportamentali verso questo sport.
Non è infatti raro riscontrare che atleti molto promettenti prima dello sviluppo, subiscano una battuta di arresto dopo il pesante sconvolgimento corporeo dovuto appunto alla puberta.
O, al contrario, che atleti non molto dotati prima della pubertà acquisiscano capacità motorie/cognitive che non avevano mai avuto.
Non bisogna quindi farsi prendere dalle ansie per l’arrivo più o meno anticipato degli elementi, ogni atleta ha il suo orologio interno, e la pazienza deve aiutarci ad aspettare lo scoccare della propria ora.
Scacciamo quindi le ansie con la pazienza e ricordiamo un esempio certamente più facile da comprendere:
una torta può essere mangiata in meno di 5 minuti, ma non è detto che sia il modo migliore di gustarla, perlomeno non per tutti.
Certa è una cosa (se la torta ci piace) prima o poi , finiremo per mangiarla tutta, ma secondo i nostri ritmi.

Dott.ssa Gabriella Benini e  Prof.ssa Carla Munari

 

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