Campioni si nasce, o si diventa con un buon allenatore?

Si nasce dotati, predisposti, questo sicuramente, ma diventare un campione è molto di più.

Bisogna infatti sommare alla predisposizione verso una qualsiasi attività, altre qualità che bisogna imparare con il tempo e possibilmente con l’aiuto di persone disposte ad aiutarci.

Le doti fisiche , psichiche, ecc.. sono certamente determinate da madre natura, ma è compito degli allenatori e dei tecnici che guidano gli atleti far sì che queste doti naturali , intrinseche nell’atleta , si evolvano e si esprimano al meglio verso gli obbiettivi prefissati.

Ai nostri giorni, gli atleti di alto livello curano meticolosamente la loro preparazione, l’allenamento, l’alimentazione ecc .. e sono consapevoli che l’aspetto psicologico incide fortemente sui risultati che si ottengono .

Nonostante questo, a detta di molti allenatori, il tempo dedicato alla preparazione mentale è ancora in molti casi insufficiente.

Tutti gli sportivi della fascia di merito elite hanno passato una selezione per arrivare a raggiunge alti livelli di espressione sportiva professionistica, e quindi tutti sono dotati di grandi capacità atletiche.

Allora quale è l’elemento di differenziazione che distingue un vero campione ?

La mente :                                “Per essere campioni bisogna avere testa “


Quante volte ci è capitato di sentire : “ è mentalmente superiore”, ”è più forte di testa”, oppure ”non ha retto lo scontro mentale” , e così via.

Il campione ha la testa del campione, crede in se stesso ma con modestia e perseveranza segue i consigli dei allenatori/tecnici che ha scelto allo scopo di poter vedere “dal di fuori” il suo comportamento di persona ed atleta.

Quindi sicuramente, si nasce predisposti a diventare campioni , ma è anche vero che ci sono grosse possibilità di poterlo diventare anche senza particolari predisposizioni.


E’ facile fare esempi di persone naturalmente dotate di capacità uniche ma che poi per diversi motivi non sono riuscite ad emergere perché non avevano “la testa”.

O al contrario, di persone mediamente dotate che però con l’impegno, la dedizione e l’atteggiamento mentale sono riusciti in quello che madre natura non aveva donato loro.


Se è vero che bisogna seguire una giusta tecnica, che piloti le qualità dell’atleta, e fare continuo esercizio per migliorare continuamente le performance, molto bisogna fare anche per la mente, perché solo l’unione di queste tre componenti può portare un atleta ad un livello superiore.


I bisogni di un atleta di pattinaggio artistico sono molteplici :

  • risolvere stati emotivi negativi
  • gestire le ansie,
  • la paura
  • dominare l’istinto di competizione
  • riuscire ad estraniarsi dai propri pensieri durante la gara
  • rilassarsi

e molti altri aspetti nei quali un coach si trova ad analizzare e risolvere insieme all’atleta.

Tutti aspetti fondamentali, ma quello più determinante per l’atleta al fine di poter fare una buona prestazione è certamente riuscire ad essere concentrati mentalmente .

Un atleta quindi non può esimersi dall’ allenare continuamente anche la propria mente.

Ultimamente (specialmente nei grandi team) si fa un gran parlare dei tecnici a seguito degli allenatori pensando erroneamente che il loro contributo ecceda quello dell’allenatore stesso.

Niente di più sbagliato!

Il tecnico deve fare la sua parte, ed è sicuramente importante il ruolo che riveste verso uno sport come il pattinaggio artistico dove la fisica , la biomeccanica, la psicomotricità sono parti integranti della tecnica stessa.

Però non bisogna dimenticare che l’atleta è come prima cosa un giovane, spesso ancora non formato e che quindi ha grande bisogno della guida dell’allenatore,

il quale con la sua competenza, esperienza, il suo cuore e la sua dedizione per questo sport sarà l’unico a poter far fruire all’atleta le informazioni necessarie e pertinenti al fine di rimanere concentrati mentalmente verso il raggiungimento del successo.

Dott.ssa Gabriella Benini e  Prof.ssa Carla Munari